Esperienza Lesbica


Posted in Lesbiche on Settembre 11th, 2007 by admin

….quello che ho vissuto con Feliciana mi ha aperto nuovi orizzonti, ma che dico aperti, me li ha divaricati! Non è mai stato un mistero per me l’attrazione, io sono una virtuosa del corteggiamento, posso permettermi di sedurre chiunque voglia o quasi, con il corpo gagliardo che mi ritrovo. Mi piace camminare per Milano sentendo gli sguardi di uomini e donne che mi desiderano e mi pretendono, e questo autocompiacimento lo immagazzino dentro di me, rinfocola la mia voglia, ricarica il mio desiderio, una forma di feedback che mi fa restare sempre accesa. Non mi vesto mai in modo indecente o vistoso, neanche d’estate amo scoprirmi troppo; l’idea di non portare la biancheria mi fa ridere, è pietosa, non rinuncerei mai, io che sono carioca, a ripartire l’equatore del mio culo con un tanga che lascio indovinare, da sotto gli abiti, agli intenditori. I miei fianchi sono prepotenti, arroganti, e vengono scusati solo dal mio metro e ottanta di incontrovertibile femminilità italo-brasiliana, che fa girare chiunque per strada. Io sono Rio, mi dice sempre Valentim, quando mi sdraio bocconi divento Rio, il mio culo granitico e superbo è il Pan-di-Zucchero, la mia schiena dorata e arcuata è sabbia liscia come Copacabana e le mie braccia tese il ponte Niteròi. Mi piace farmi visitare, mostrare le mie attrazioni a chi dimostra di apprezzarle. Ma non avevo premeditato di rivelarmi ad una donna. Feliciana, collega di università (io insegno storia brasiliana e sono una specialista della storia della navigazione), una quarantenne distinta, alta, dal portamento aristocratico. Non sospettavo che mi ammirasse, che scrutasse le linee del mio corpo con desiderio. Era stato Valentim a farmelo capire, lui di queste cose ne sa anche più di me. Non so come, ma questa cosa mi aveva smosso dentro. Mi ero sentita sfidata su un campo sconosciuto e sentivo urgere il desiderio dell’esplorazione. Sarei stata il bandeirante di me stessa, affrontando a colpi di machete la selva ignota del desiderio. Non volevo commettere errori, né offendere Feliciana, né fraintendere la misura del suo desiderio, inesperta di quanto una donna potesse volere da un’altra donna, che io quello che vuole un uomo da me, posso dire di saperlo benissimo, anche più di lui. Ma lei ed io? Approfittai dell’occasione di una conferenza sulla navigazione atlantica nel XX secolo, a cui avremmo partecipato tutti quanti, per invitarla a cena, con la scusa che il mio intervento sarebbe terminato sul tardi. Sapevo che avrebbe accettato, tanto più che Feliciana non abitava in città e la compagnia e l’ospitalità di una collega non l’avrebbe disdegnata in nessun caso. Durante la conferenza mi accorsi di come punteggiava la conversazione di piccoli commenti sul mio lungo abito estivo, sui miei sandali (io ho dei piedi che sono due sculture), facendomi complimenti per il gioiello, o chiedendomi dove avevo comprato quel foulard che mi donava tanto al collo. Leggi tutto »

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Una professoressa lesbica


Posted in Lesbiche on Agosto 26th, 2007 by admin

- Sei una ragazza intelligente, ma se non t’impegni a studiare sarò costretta a non ammetterti al quinto anno. Lo sai, no?
  - Ce la sto mettendo tutta Prof. Cosa altro potrei fare?
  - Molto, molto di più. Potresti prendere delle ripetizioni, ad esempio.
  - Mica posso raccontare ai miei genitori che ho bisogno di lezioni private. Mi terrebbero chiusa dentro le mura di casa fino al termine dell’anno scolastico.
  - Potresti venire a casa mia due pomeriggi la settimana. Resterebbe un segreto fra noi. Che ne dici?
  - Glielo farò sapere Prof.
  - Erika, ci conto eh!
  Per tutto il tempo della chiacchierata la professoressa Franchini non mi aveva tolto gli occhi di dosso. Ero imbarazzata, a disagio, ma non sapevo che pesci pigliare per sbarazzarmene. All’uscita da scuola mi aveva preso da parte e non era la prima volta che lo faceva. La minaccia di una bocciatura assomigliava più a un ricatto piuttosto che a un materno consiglio.
  La mia classe era mista. I maschi, una decina in tutto, erano per lo più goffi e maldestri, con il viso pieno di brufoli. Ragioni sufficienti per giustificare il mio interesse per le femmine. Stavo meglio in compagnia delle ragazze piuttosto che con i maschi, ma non mi sentivo lesbica, anche se molte delle mie compagne mi giudicava tale.

L’abitazione della professoressa Franchini si trovava al terzo piano di un antico palazzo in pieno centro cittadino. Raggiunsi l’appartamento mettendo piede su un vetusto ascensore che arrestò la corsa al pianerottolo dove abitava l’insegnante.
  - Sei in perfetto orario, brava!
  La professoressa Franchini era ad attendermi sulla porta di casa. Indossava una vestaglia da camera di seta bianca con disegnati dei piccoli fiorellini. Un tipo di abbigliamento che la faceva sembrare più giovane rispetto ai suoi quarant’anni.

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Autostop


Posted in Lesbiche on Agosto 21st, 2007 by admin

Il vento sospinge verso terra il profumo del mare. E’ una giornata di sole, fa caldo ed ho la fronte imperlata di sudore. Le curve della strada, sospesa a precipizio sul mare, si susseguono una dopo l’altra fra la costa rocciosa in un tourbillon d’immagini di rara bellezza.
  Concentrata nella guida della Lancia Ypsilon sono distratta dalle figure dei rari bagnanti che a quest’ora del pomeriggio occupano le calette fra le insenature della roccia.
  L’odore di salsedine mi giunge prepotente sino alle narici attraverso i finestrini della vettura opportunamente abbassati. In queste giornate di fine ottobre la litoranea e pressoché deserta. Automobili e autoarticolati si spostano rumorosi sui viadotti dell’autostrada qualche centinaio di metri sopra la mia testa. Sono rare le autovetture che incrocio nel tragitto che mi conduce verso casa.
  Cespugli di fichi d’india e alberi di olivo, caratteristici della flora mediterranea, occupano il terreno calcareo ai lati della strada. Il rimescolamento di questi delicati profumi ha poco in comune con i sapori della terra da cui provengo. Penso al clima umido e alla nebbia che in questi giorni ingrigisce il paesaggio della pianura padana mentre proseguo nel viaggio verso casa. Sono sola con me stessa, soltanto il cielo e il mare mi tengono compagnia in questo strano pomeriggio di fine ottobre.

Una figura femminile, sbucata dal nulla, fa d’improvviso capolino sul ciglio della strada alla mia destra. La donna accenna ad un saluto. Muove con insistenza il braccio nella mia direzione. Soltanto quando le sono vicino intuisco che sta facendo segno di fermarmi. Forse vuole un passaggio, penso. Leggi tutto »

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